(foto Fabio Coppola - Macchia Lupomonaco - "Calycotome infesta")

Lettera aperta al Sindaco di Veglie, dott. Claudio Paladini

QUOD NON FECERUNT BARBARI, PALADINI FECERUNT”

Nel ‘600 il popolo romano in orario notturno appendeva alla statua di Pasquino, vicino piazza Navona, cartelli di protesta. Tra cui anche la nota “Quod non fecerunt Barbari, Barberini fecerunt” (“Ciò che non fecero i Barbari, fecero i Barberini”). Per protestare contro l’operato del Papa Urbano VIII, appartenente alla famiglia Barberini, che riciclò materiale prelevato dal Colosseo per costruire il palazzo “Barberini”; non solo, fu prelevato il bronzo del Pantheon per riciclarlo nella basilica di San Pietro, e per costruire cannoni.

Invece di rivisitare la frase in futuro, attaccando l’amministrazione comunale di Veglie a fine mandato solo per squallide finalità elettorali, mi piace rivisitarla in modo costruttivo. Pochi mesi dopo le elezioni, sono state avanzate proposte per la valorizzazione del parco “Lupomonaco”, del resto come a tutte le altre quattro amministrazioni comunali precedenti. Erano le seguenti:

  • tabellazione dell’area, ai varchi principali, che illustri i comportamenti consentiti e vietati all’interno della macchia, indicati nell’ordinanza del Settore Ambiente del Comune di Veglie n.° 12 del 6/3/2015;

  • chiusura dei cinque varchi carrabili, con accesso consentito solo ai mezzi di servizio (si risparmierebbe sui costi delle periodiche bonifiche ambientali da rifiuti speciali);

  • classificazione dell’area come “Oasi di protezione” nel prossimo piano faunistico-venatorio provinciale e regionale, (così come avvenuto per la macchia in contrada “Sanzara”, Comune di Leverano);

  • adeguare il P.R.G. al Piano Paesaggistico Territoriale Regionale della Puglia;

  • richiedere al Ministero dell’Ambiente il riconoscimento dell’area come “sito di importanza comunitaria”, ai sensi della Direttiva 92/43/CEE (sarebbe anche un marchio di qualità da sfruttare a livello turistico);

  • destinare il tratto di circonvallazione ovest con visuale sull’area in oggetto a strada paesaggistica, definita dal PPTR suddetto;

  • acquisizione dei suoli a macchia e pascolo di proprietà privata, di circa nove ettari, confinanti con l’area di proprietà comunale, per l’istituzione di un parco naturale (utilizzando finanziamenti europei);

  • bonifica dell’area.

Tra i vari rifiuti speciali presenti, è stato rimosso soltanto l’amianto. Tutte le altre indicazioni invece, sono state pressoché ignorate.

Finora, nessuno ha posato una pietra a Lupomonaco. Poi, in primavera, l’interpellanza dei consiglieri di minoranza punta i riflettori sulla richiesta di collocare un insediamento produttivo a ridosso della macchia, a chiudere la visuale panoramica dalla circonvallazione.

Il 10 luglio il consiglio Regionale della Puglia ha approvato una mozione firmata dal consigliere Cristian Casili di Nardò, per il riconoscimento di sito di importanza comunitaria della macchia Lupomonaco di Veglie, ai sensi della Direttiva 92/43/CEE). Il tempo premia la lungimiranza.

Sindaco Paladini, venerato dai vegliesi per la professione che esercita, prima di terminare il servizio amministrativo prestato alla comunità, agisca magistralmente. Solo soltanto seicento metri di strada paesaggistica. Affinché in futuro non si dicesse mai: “Ciò che non fecero i Barbari, fecero i Paladini”.

Veglie, 30/07/2018

Dott. Fabio Coppola