Non c’è visione di futuro, non c’è progettualità, non c’è sogno

Il 4 settembre scorso il consiglio comunale di Veglie ha risposto alla mozione del gruppo consigliare Veglie Bene Comune in merito alla possibilità di rivedere il piano carburanti del Comune di Veglie per evitare che un progetto di installazione di una stazione di servizio potesse impedire la visibilità diretta della Macchia comunemente detta di Lupomonaco. Di fatto la mozione è stata votata favorevolmente soltanto dal gruppo consigliare firmatario, il resto dei consiglieri di maggioranza ed opposizione hanno scelto di non modificare lo stato delle cose che si era determinato nel periodo precedente, dando dunque il via libera definitivo alla costruzione dell’opera. Si tratterà pertanto di un’opera del tutto legittima, di un’attività completamente assentita, che non avrà alcun impedimento sotto il profilo amministrativo. La possibilità di spostare una legittima iniziativa privata in altro loco è stata considerata onerosa e non necessaria, l’opportunità che si potesse rispondere personalmente ad opera dei consiglieri del prolungamento dei tempi di concessione è stato considerato un rischio troppo alto non all’altezza della salvaguardia del luogo sopradetto.

Quanto descritto finora è sintesi di un consiglio comunale durato un po’ meno di un’ora, durante il quale si sono avvicendate le voci dei consiglieri di maggioranza e di opposizione, un momento di dibattito intorno alla questione che non è stato seguito da più di dieci cittadini.

Non c’è opportunità politica, amministrativa, etica ed economica nella decisione presa, perché non c’è visione di futuro, non c’è progettualità, non c’è sogno. Per questo motivo è nostro dovere porci degli interrogativi. Le domande che dovremmo farci coinvolgono ciascuno di noi in quanto soci di associazioni civili ed ecclesiali, iscritti di partito, cittadini più o meno impegnati nel sociale, vegliesi orgogliosi e non:

  1. Quanto conosciamo delle vicende politiche e amministrative del nostro comune?
  2. Cosa ci impedisce di prendere parte attiva alla vita civica di Veglie?
  3. Ci siamo accorti che le consulte dei cittadini non sono state attivate all’avvio di questa amministrazione?
  4. Aver fatto una scelta politica, fiduciaria ed empatica nei confronti di qualcuno che oggi ci rappresenta a livello istituzionale significa di fatto aver firmato nei suoi confronti una delega in bianco?
  5. La politica non dovrebbe forse decodificare per ciascun cittadino la complessità della realtà che si trova ad amministrare?
  6. Ci piacerebbe che i nostri rappresentanti istituzionali (di maggioranza e di opposizione) nei momenti di delicata fase politica ed istituzionale, di fronte a questioni sensibili e di complessa interpretazione (come questo di cui trattiamo) ci potessero convocare per conoscere le nostre opinioni e sensibilità?

Chi scrive è consapevole delle sue manchevolezze, è conscio dei propri limiti, si rende conto che il discrimine tra la parola e l’azione è ampio e a volte incolmabile, ma questo non esime dalla necessità di farsi nuove ed ulteriori domande per la comprensione delle vinicende che si susseguono nel territorio che amiamo (tutti ed indistintamente). Allora esiste la possibilità di creare spazi di confronto e dibattito, anche quando le istituzioni li soffocano o li evitano a priori. Se le consulte dei cittadini non vengono convocate, sarà il caso che i cittadini si autoconvochino, se i gruppi politici non ascoltano e incontrano la gente se non in campagna elettorale, è giunto il momento di chiedere di essere presi in considerazione anche in tempi distanti dalla trepidazione elettorale.

Angelo Cipolla