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Quando l'interesse privato confligge con quello collettivo

Il quattro settembre in consiglio comunale a Veglie i consiglieri Vetrano, Rapanà e Spagnolo hanno presentato una mozione al fine di salvaguardare la macchia Lupomonaco; in particolare è prevista la realizzazione di una stazione di servizio tra la macchia e la circonvallazione, che chiuderebbe quindi la visuale panoramica su una strada di fatto paesaggistica. Tutti i consiglieri presenti in aula, maggioranza e opposizione, hanno espresso voto contrario (Giusi Nicolaci, Stefania Capoccia, Fabrizio Stefanizzi, Valerio Armonico, Luigi Massa, Luca Cacciatore, Marco Miccoli, Giuseppe Landolfo, Maura Centonze, Zanelia Landolfo, Salvatore Fai; assenti Claudio Paladini, Marco Buccarella, Eleonora Coluccia).

Tra le motivazioni, il rischio che la ditta proponente chieda un risarcimento danni, spauracchio già utilizzato in altre vicende simili, come il sansificio a Veglie, il caso Sarparea a S. Isidoro, al fine di perseverare negli errori. Pertanto, per evitare un rischio eventuale di danno economico per il Comune, si preferirebbe accettare un danno certo, paesaggistico ma anche economico, visto che quell’area è costata al Comune settecentocinquanta milioni di vecchie lire, ed è stato conservato per essere parco naturale. A cui si sommano settantamila euro per la realizzazione del centro visite in legno e la cartellonistica; gli studi botanici commissionati all’Università del Salento da parte del Comune; le bonifiche ambientali effettuate nel corso degli anni nell’area. Tutti interventi in contrasto con la realizzazione di un insediamento produttivo a ridosso della macchia. Spesso l’interesse privato confligge con quello collettivo. Spesso accade che il privato orienti le scelte urbanistiche (costruisco dove ho il suolo). Cinquanta anni fa gli scempi ambientali avvenivano con l’abusivismo edilizio, negli ultimi decenni con autorizzazioni formalmente richieste e ottenute.

E’ bastata una relazione tecnica a corredo di osservazioni al piano paesaggistico della Puglia presentate da più privati, per ridurre la fascia di rispetto della macchia, ed eliminare il vincolo di pascolo sulla pseudo-steppa a Lupomonaco. Una amministrazione comunale accorta e diligente, affiancata dall’ufficio tecnico, avrebbe potuto presentare contro-osservazioni per tutelare il territorio. E soprattutto avrebbe redatto il piano urbanistico generale (P.U.G.) che limiterebbe fortemente l’improvvisazione dei privati.

A luglio sulla Gazzetta di Lecce l’assessore all’ambiente Stefanizzi plaudeva alla mozione accolta dal Consiglio regionale pugliese, a cura del consigliere Cristian Casili, relativa al riconoscimento di Lupomonaco come sito di importanza comunitaria. “Siamo già al lavoro per dare seguito alla mozione del consigliere Casili, in modo che il riconoscimento diventi effettivo quanto prima”, affermava l’assessore; ma allora che senso avrebbe piazzarci a fianco un distributore di carburante?

Che senso ha studiare nelle università architettura, urbanistica, botanica, biologia, se poi si continua ad operare come cinquanta anni fa? Ad alcuni il paesaggio potrebbe sembrare un affare per romantici e poeti, ma in realtà non è così: chi si occupa di mercato immobiliare sa bene che i luoghi belli hanno più valore. Immaginate come sarebbe la litoranea di Torre Lapillo con il fronte mare libero, o come sarebbe la riviera di ponente a Porto Cesareo senza poter ammirare l’Isola Grande, l’isolotto “Muiusu”… La litoranea Otranto-Porto Badisco senza visuale panoramica non sarebbe lo scenario di film e dei tanti spot pubblicitari di livello nazionale. Nel secolo scorso si impiantarono le pinete di Serra degli Angeli, Portoselvaggio, Lido Conchiglie, Punta della Suina, Ugento, Santa Cesarea, Torre dell’Orso, Cesine, e adesso sono paesaggio prezioso. A Lupomonaco abbiamo paesaggio naturale raro e non lo valorizziamo.

La comunità vegliese è costituita da brava gente, che non merita arretratezza urbanistica e culturale.

Cari concittadini, oltre ad essere vegliesi, siate anche vegliardi, quanto avverrebbe a Lupomonaco non sarebbe urbanistica, ma edilizia scriteriata e decontestualizzata. Tutelate il vostro diritto ad avere un territorio bello in cui si ha il piacere di vivere.

Inoltre, se si iniziasse ad edificare a Lupomonaco, tra pochi anni potrebbe sorgere una nuova attività economica che frantumerebbe il piccolo commercio vegliese. Le voci, sono ricorrenti.

Veglie, 13/09/2018

Dott. Fabio Coppola

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