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L'ex sindaco di Veglie (Le) commenta la seduta consiliare del 22 novembre u.s.

Sono state discusse 11 delibere, quasi tutte di natura tecnico-amministrativa. Pongo all’attenzione dei cittadini e ai lettori dei siti locali che non seguono o non hanno potuto seguire il consiglio comunale le quattro delibere (nn. 48-51) approvate e le due mozioni (nn. 53-54), bocciate.

1. Quattro cittadini, per delle buche stradali comunali, caduti con danni, hanno fatto causa al Comune e i Giudici di pace hanno condannato il Comune a pagare, per tutte e quattro le cause, un importo complessivo di €. 10.551,00. Il consiglio ha approvato e riconosciuto, come da legge, queste somme in quanto debito fuori bilancio, derivante da sentenza. La semplice lettura delle quattro delibere impone di rilevare che:

• per tre di esse (nn. 48-49-50), gli atti di citazione, sottoscritti dallo stesso avvocato, sono stati notificati al Comune lo stesso giorno, il 4 aprile 2017;

• hanno, però, un numero di protocollo improbabile (la n. 48 prot. n. 4790; la n. 49 prot. n. 504; la n. 50 prot. n. 4789);

• le delibere n. 48 e 49 non riportano la data di quando l’incidente è avvenuto;

• la n. 50, invece, riporta che la data dell’incidente è il 28.4.2013. Cioè un atto di citazione del Comune per danni è stato notificato dopo quattro anni dall’accaduto.

Questo da quanto risulta dalla lettura delle delibere.

2. Le due mozioni, presentate da tre consiglieri di minoranza, riguardavano, la n. 53: l’INSERIMENTO DI AREE PRESENTI IN LOC. LUPOMONACO IN UN SIC DELLA RETE NATURA 2000 DELLA REGIONE PUGLIA; e la n. 54: ADEGUAMENTO del Piano Regolatore Generale al Piano Paesaggistico Territoriale Regionale.

Entrambi le mozioni sono state bocciate.

Certamente il Consiglio Comunale è sovrano, ma lo è davvero?

Sulla mozione n. 53 c’è stato un ampio dibattito. Sulla base di una mozione a firma del consigliere regionale Casili il Consiglio Regionale, in data 10 luglio 2018, approvata all’unanimità: “Censimento e riconoscimento di habitat di specie ai sensi della Direttiva 92/43/CEE in località “Bosco Lupomonaco” nel territorio comunale di Veglie”, il problema si presentava semplice: far pervenire alla Regione la volontà ufficiale del Consiglio Comunale che vuole questo SIC e sollecitare perché la mozione regionale sia attuata quanto prima. Ripetiamo, la mozione regionale è stata approvata a luglio da tutte le forze politiche, maggioranza e minoranza, del consiglio regionale.

Nel dibattito consiliare comunale tutti hanno sostenuto che erano d’accordo sul SIC ma c’è stato chi ha sostenuto che una simile mozione era inutile e chi ha sostenuto che poteva essere economicamente dannosa per il Comune. Dopo una richiesta da parte del proponente di votazione separata delle due parti del dispositivo (di fatto un ritiro della seconda parte del dispositivo della mozione che liberava il Comune da qualsiasi forma di partecipazione economica all’iter regionale dell’istituendo SIC) è venuta fuori la verità per la quale non è stata approvata la mozione. L’ha detta il sindaco: “Se volete, il Sindaco prende l’iniziativa e va, perché qua che qualcuno abbia preso l’iniziativa per andare, per amor del cielo, benissimo, ha fatto bene, non si discute, però l’organo principale è chi presiede il Consiglio”.

In parole povere, dice il sindaco: sono io a prendere l’iniziativa e a trattare con la Regione non altri. Altri possono farlo ma l’organo principale è chi presiede il Consiglio, non il Consiglio. Stando, quindi, alla

lettera della sua affermazione dovrebbero essere solo due a poter trattare: il Sindaco e il presidente del Consiglio, che non è lui. (Ma non è che voleva dire che anche lui presiede il Consiglio?)

In parole ancora più povere: la bocciatura della mozione da parte della maggioranza è avvenuta perché solo il sindaco si può intestare la paternità di questo SIC, non ancora concepito.

Al di là di questa posizione che si commenta da sola, c’è una sostanza a cui guardare: possibile che nessuno della maggioranza si sia chiesto quali possono essere le conseguenze di una simile bocciatura? Una simile delibera che perviene alla Regione, come potrà essere letta dal momento che di atti ufficiali consiliari a riguardo dopo il luglio scorso da parte del Comune di Veglie c’è solo questa bocciatura? Sarà letta come non condivisione o, nel migliore dei casi, come disinteresse della maggioranza consiliare del Comune di Veglie verso la mozione unanime che il Consiglio Regionale ha preso all’unanimità? Questa bocciatura serve a far correre la Regione o serve di più a tenere chiusa nei cassetti regionali la mozione-Casili?

Come quasi sempre accade, le piccinerie interne della vita amministrativa accecano e danneggiano.

Anche la motivazione della mozione n. 54 appare contraddittoria e difficile da commentare. Nel verbale allegato alla delibera è riportato l’intervento del Sindaco con la sua dichiarazione di voto “sfavorevole”.

Dopo aver sostenuto che l’adeguamento degli strumenti urbanistici comunali è dettato da una legge, il sindaco si è dimenticato di dire che la stessa legge ha fissato i tempi dell’obbligo di adeguamento da parte dei comuni entro un anno dalla sua entrata in vigore (poi termine prorogato per un altro anno), cioè fino al 23 marzo 2017 (termine abbondantemente scaduto) e ha osato affermare:

“(…) l’adozione negli strumenti di pianificazione territoriali delle previsioni contenute nel PPTR approvato non è soggetto a vincoli temporali né vi è la previsione di sanzioni di alcun genere”.

In parole povere: si applica una legge, che non prevede sanzioni, quando si vuole.

Con questa affermazione, grande responsabilità si è assunta il Sindaco.

Una conclusione politica mi sembra doverosa: i cittadini che fanno sempre più causa all’ente locale (e questo non vale solo per Veglie) e che lo vedono come una istituzione che li danneggia fino al punto da chiamarla in giudizio, lo svuotamento totale di qualsiasi funzione del consiglio Comunale come organo di rappresentanza e di partecipazione, la frustrazione dei consiglieri sia di opposizione che di maggioranza che sono fuori dalla giunta in quanto non contano più nulla, sono elementi di una medesima crisi: il modello politico su cui si poggia l’attuale ente comunale ha fatto il suo tempo.

Le forze sociali e politiche (se ancora ci sono in paese), gli stessi consiglieri comunali se mossi dalla dignità del ruolo, e i cittadini più responsabili, si muovano. Logiche podestarili sono di altri tempi. Oggi una comunità si può amministrare solo se riforme strutturali e persone lungimiranti e preparate consentono la partecipazione dei più alla gestione dell’ente.

Non appaia astratta questa lettura: eliminiamo le buche, facciamo il SIC, certamente. Ma poi chi pensa all’essenziale: la democrazia e la partecipazione?

Veglie, 30 novembre 2018

Antonio Greco

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