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La mostra resterà aperta tutti i giorni dalle ore 19,00 alle ore 21,00 fino a Domenica 2 Giugno 2019

Domenica 5 Maggio 2019 alle ore 19,00 presso il Centro Culturale d’Arte “Cosmopolitan Art Center” in via Vittorio Veneto, 64 a Veglie (Lecce) sarà inaugurata la prima personale di Cecilia Omaggio “Pictura Feminae” con la straordinaria presenza del Maestro Ercole Pignatelli.

La mostra – spiega il Direttore del Centro Culturale d’Arte, Remo Coppola – racchiude 27 opere articolate in quattro sezioni tematiche, attraverso le quali è possibile seguire l’artista nella ricerca di un suo timbro pittorico così come la capacità di muoversi con disinvoltura tra Boschi, Natura, Marine e Paesaggi. Fascinazioni d’Arte intrise di speranza e denunce, dove l’artista nelle sue opere in mostra prova attraverso la solennità della bellezza a far sentire, a quegli occhi attenti, quel grido soffocato che la natura trattiene e copre con il suo manto incantato: l’ulivo alla deriva, le marine dal cielo plumbeo, il paesaggio reso ancor più bello e misterioso dal silenzio della neve, così come le masserie infuocate dal sole di Agosto. Semplici ma curate rappresentazioni di un vissuto d’amore, le opere di Cecilia Omaggio saranno certamente capaci di riscaldare gli animi assopiti e far germogliare un nuovo seme quale nutrimento di Bellezza e Amore.

Per un pittore è difficile essere paziente, se non si è in grado di comprendere ciò che gli bolle dentro.

Un semplice spreco di tempo può essere usato a casaccio e paradossalmente “via e veloce”, verso la periferia dell’eterno.

[…] Ho conosciuto, amato e cercato di essere un cantore, un poeta, un danzatore, forse meno vero ma supremo nel sentire. Ho vissuto in punta di pennello il discepolo che sono stato, restando in piedi e basta; ma sicuro che intorno a me si creava un cerchio di fuoco per arrivare e diventare nell’atto creativo, una torcia umana!

E l’eco diventa ricchezza quanto il silenzio tra te e la tua ombra, contro la tela intrisa di umiltà, finché alla fine quest’ombra scompare, e rimane la provocazione vuota e senza interlocutore. Tutto questo per afferrare la pittura sinonimo di vita, fatta per qualcuno che in te si riconosce, parafrasando Dio che cavalca in quei giorni nuvole nere ma prive d’acqua.

Solo in questi casi si raggiunge l’età del consenso, solo cosi l’arte è punita perché fu rapita da occhi bendati ma non privi di desiderio. Arriviamo ora al dunque, perché i pensieri si interpretano dipanandoli come formule e a intervalli meditati.

Per questo mi sono occupato e ho seguito per un intero anno un’artista di nome Cecilia Omaggio, tra lunghe telefonate e un susseguirsi fotografico del suo lavoro, condizionato ahimè dall’insegnamento. L’ho osservata con lenti di ingrandimento, radiografata, e alla fine ho stilato il referto: “la pittrice Cecilia Omaggio è affetta da bramosia del fare; mani e cervello in eterno rovello, in fase acuta di contagio per sé e per gli altri. Non esistono cure per simili forme d’arte maniacale ma terapie intensive che passando indolori tra febbri creative e lunghe degenze, potranno far sperare in un temporaneo miglioramento, augurando di trovare il rimedio per prolungare il lasso di vita che intercorrerà tra l’arco metafisico dalle ombre insidiose alla radice dell’essere e che porteranno inesorabilmente a rievocare il giovane Platone, difficile da analizzare, quando ripeteva a se stesso che la matematica per lui era un amore, come la donna amata, e gli era sufficiente contemplare quelle pure forme matematiche, quindi “amore platonico”, per finire concludendo: “che quella stessa contemplazione alla fine, conduceva all’ignoto”.  (Ercole Pignatelli)

Ci sono boschi in cui perdersi e in cui perdere ogni traccia di tutto ciò che fuori ha un senso… ma vi sono anche intime radure nella trama, per costruire, tra le ombre, il proprio grembo!

[…] Cecilia Omaggio, tra le ombre quiete di luoghi sospesi, come un seme pianta la sua luce, come un seme da cui possa germinare una nuova narrazione di tutto, della Vita, delle cose, degli scarti e di sé, soprattutto di sé!

Perché vuole dirsi Cecilia Omaggio, vuole dire di sé infinitamente, infinite volte, condensando strato su strato, percezioni inesplorate, emozioni mai svelate, fino a dare vita, con un cuore di alchimista, a partiture cromatiche e lessicali che non ti aspetti, dove il colore si fa impasto, materia solida, da toccare, da annusare, da attraversare.

E poi all’improvviso nella densità della composizione, a rompere la perfezione di un sinolo tra il soggetto e lo spazio, proprio laddove il colore si scalda, si scioglie e si fonde col tutto, un filo sottile di bianco serpeggia nella lievitazione cromatica, fa capolino tra le nature morte o tra le piante nel paesaggio, come a marcare uno spazio, a definire un silenzio, un suono, un qualcosa che nasce.

È con questa sottile vibrazione di bianco che Cecilia Omaggio firma le sue opere, perché bisogna saper fondersi nella densità del tutto e imparare pure a definirsi, con amore, per non perdersi nella composizione.                 (Annalisa Montinaro)

Nelle opere di Cecilia Omaggio si respira un’atmosfera di serenità. Si direbbe, quasi, che l’artista abbia trovato il segreto per vivere in armonia con la natura.

Attraverso un’alchimia di colori e pennellate dense di luce, spesso offuscata dalle chiome degli alberi, così come l’acqua del mare che urta prepotentemente le scogliere, Cecilia Omaggio ci aiuta a riflettere sulla leggerezza e, allo stesso tempo, sul peso del nostro vivere quotidiano.

La sensibilità dell’artista e il suo incondizionato amore per la bellezza, pone su uno sfondo scuro soggetti a cui la ricchezza di particolari e l’eleganza dei colori conferisce una particolare luminosità; tecnica questa, sapiente e fine, che meglio aiuta a gustare in profondità l’immensa ricchezza del nostro essere custodi del creato. In questa custodia del creato, l’arte a mio avviso è come un grande specchio che riflette le sue bellezze e, attraverso di esse, lo splendore del Creatore.

Quando nasce la relazione tra due creature e si sviluppa per amore, cioè per dono e gratuità, lì si manifesta la bellezza. La bellezza è “sorriso di Dio” e la creazione è l’espansione del sorriso di Dio. Non di rado, si parla opportunamente della natura come un libro di Dio.

L’enciclica Laudato sì, mentre esalta l’uomo quale vertice del creato, non sminuisce il valore della creazione; infatti, ci ricorda che Dio ha scritto un libro stupendo, le cui lettere sono le creature.

Ogni creatura è “carezza di Dio”.

Nelle opere di Cecilia Omaggio si avverte la bellezza dell’armonia e dell’equilibrio che deriva da un forte legame istintuale con la natura, attraverso immagini, suoni e sfumature cromatiche in uno scambio armonioso di sogni ed emozioni.

Le sue pennellate essenziali e definite, con i sapienti accostamenti cromatici, riescono ad imprimere sulla tela, la suggestione poetica della luce filtrata che sembra avvolgere, come un pulviscolo dorato, la composizione artistica. Una pittura realistica, quindi, quella di Cecilia Omaggio, in una magica alchimia di naturalezza e liricità, quale culla da cui poter dare slancio ai nostri sogni.

dott. Andrea Coppola

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