Fino a pochi anni fa si giocava d’azzardo in clandestinità. Il termine bisca si pronunciava sottovoce, in quanto luogo illegale e con una valenza negativa a livello sociale. 

Successivamente, grazie alle liberalizzazione da parte dello stato, il gioco d’azzardo si pratica alla luce del sole, nei centri scommesse, tabaccherie, internet, perdendo quindi lo stigma che aveva in passato, perché ormai legale. La maggiore offerta di gioco non fa che aumentare il numero di giocate e di giocatori. Ad alcuni di questi succede di perdere il controllo sul gioco, che tale dovrebbe rimanere. Aumentano il numero di giocate, o la cifra di denaro per ogni scommessa, al fine di provare maggiore eccitazione. Sopravvalutano le probabilità di vincita. Diventano irritabili se impossibilitati a giocare. Danneggiano la loro capacità lavorativa, trascurano gli affetti, altri interessi. Sottraggono somme di denaro destinate ad altre esigenze familiari o ad essere risparmiate. Possono chiedere prestiti ad amici, familiari, usurai, o diventare clienti dei “compro oro”. Dopo una perdita provano sensi di colpa, tristezza, rabbia, e conseguente proposito di non giocare più, o di giocare al fine di recuperare il denaro perso. Hanno la presunzione di controllare la situazione, di poter decidere quando smettere. Nei casi più gravi vendono beni di famiglia, immobili. Come in tutte le difficoltà, la famiglia e gli amici sono un fattore protettivo per il giocatore, e possono aumentare le possibilità di recupero rispetto ai soggetti che vivono da soli.

Per il trattamento di questa dipendenza è indicata la psicoterapia cognitivo-comportamentale. Anche i gruppi di auto-aiuto possono essere utili, garantendo riservatezza e alcuni anche l’anonimato. Quando il trattamento ambulatoriale dovesse risultare insufficiente, le comunità terapeutiche specializzate offrono il trattamento residenziale, in genere di pochi mesi. In situazioni più gravi si può ricorrere al giudice tutelare, che può prevedere l’amministrazione di sostegno per il giocatore patologico che ha perso la capacità di tutelare i propri interessi.

All’articolo 47 della costituzione italiana si legge: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme”. L’eccessiva liberalizzazione del gioco però, andrebbe forse contro tale principio.

Veglie, 13/11/2019

Dott. Fabio Coppola