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Il nome della strada o una targa per ricordare la scoperta archeologica vegliese

“Altre ancora ne furon ritrovate alla via Novoli nell’escavar le fondazioni della casa di Franco Patera, da parte del maestro Ermete Morleo, e la cui suppellettile, consistente in un vaso apulo a figure rosse con scena funeraria, una piccola oinochoe a vernice nera, bacellata, un piccolo sckiphos pure a vernice nera, un piatto rustico e uno strigile di bronzo, dopo averla fatta esporre nelle vetrine del Bar dei fratelli Guarini, personalmente io feci acquisire al Museo Provinciale di Lecce.”

Così scriveva Antonio Catamo nel 1969 riguardo al rinvenimento avvenuto a Veglie nel 1957 della tomba di un atleta dell’inizio del IV secolo a. C.; così solitamente gli archeologi chiamano una tomba quando all’interno è presente lo strigile, uno strumento per detergere il corpo. Antiche tombe di atleti si ammirano nei musei di Taranto e Ugento.

Attualmente la tomba non è più visibile poiché l’area è edificata, e il corredo funebre è conservato nel museo “Sigismondo Castromediano” a Lecce. Raramente i reperti tornano nei luoghi di origine, a condizione che ci siano spazi espositivi adeguati e dotati di buoni sistemi di allarme, come avvenuto ad esempio ad Alezio.

Pertanto sarebbe interessante ridenominare il tratto di via Novoli compreso tra Largo San Vito e via Risorgimento, per ricordare tale scoperta archeologica. Nulla di originale: nel centro storico di Lecce una traversa di via Giuseppe Libertini si chiama “Via dei Sepolcri Messapici”, in memoria dei ritrovamenti del XIX secolo.

Oppure si potrebbe apporre una tabella illustrativa sul luogo, come avvenuto ad Arnesano in via Dante Alighieri, Rione Riesci, per ricordare la scoperta nel 1968 di una piccola scultura in una tomba del Neolitico, detta “Idoletto di Arnesano”.

Anche la toponomastica può contribuire a raccontare la storia dei popoli e dei luoghi.

Veglie, 28/03/2021

Dott. Fabio Coppola