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Arrivano nuovi popoli.

Introduzione

Cari lettori e lettrici di Controvoci, oggi v’invito a leggere la seconda puntata della serie dedicata alla storia del Salento dalle origini ai giorni nostri.

Questa puntata parlerà di come il Salento sia cambiato in usi, costumi e tradizioni grazie all’arrivo, dopo la fine della preistoria, di nuovi popoli che hanno lasciato a noi uomini e donne del presente un interessante patrimonio storico-archeologico da proteggere.

Auguro a tutti voi una buona lettura!

2. Arrivano nuovi popoli.

Nel Salento intorno al XVI e al XII secolo a.C. si diffondono commerci con i Micenei, popolazioni di origini indoeuropee (all’inizio chiamate Achei) migrate nel Peloponneso in Grecia che avevano sottomesso i cretesi.

I Micenei erano così chiamati poiché la loro capitale si chiamava Micene.

I salentini ricevevano dai Micenei vasi, la cui arte a Micene era diffusissima e soprattutto pezzi di bronzo e ferro, utili per costruire armi come spade, lance e pugnali ma anche utili per costruire pentole, coppe e contenitori, oggetti usati durante la vita quotidiana.

Iniziò così l’“Età dei metalli”, periodo in cui si diffuse la produzione e il commercio di questi materiali.

I Micenei impararono la tecnica di produzione dei metalli dai Calibei, un popolo che viveva nell’attuale Turchia, formato da sudditi del sovrano ittita.

Tempo dopo, nell’VIII secolo a.C. (800 a.C.) una popolazione nomade migra e abita il Salento: sono i Messapi.

Sono loro a rappresentare in pieno il nostro territorio e le loro testimonianze sono numerose e si trovano in diversi paesi del Salento come Manduria, dove è presente il parco archeologico Messapico più grande del Salento.

A Manduria, inoltre, è ancora possibile vedere i resti delle mura messapiche formate da elementi megalitici e diverse sepolture risalenti a quell’epoca.

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Anche a Veglie negli anni ’50 sono state ritrovate sepolture messapiche.

Questo popolo si formò dalla suddivisione degli Iapigi, popolo di origini illiriche (secondo lo storico romano Varano) o forse di origini cretesi (secondo lo storico greco Erodoto), in Dauni (nell’attuale Gargano), Peucezi (nella Terra di Bari) e Messapi (nel Salento).

Il Salento, dominato dai Messapi, fu chiamato infatti “Messapia”.

Questo popolo era formato da ottimi commercianti, allevatori e agricoltori e a loro si deve la fondazione dei primi insediamenti che in seguito formarono l’attuale città di Lecce: Lupiae e Rudiae.

Rudiae era circondata da solide mura formate da elementi megalitici e gli edifici politici e religiosi, come templi e palazzi erano circondati da altrettante mura.

Le abitazioni della gente, le botteghe degli artigiani e i piccoli negozi dei commercianti si trovavano tra le due cerchia di mura.

Resti del borgo antico di Lupiae si trovano nel centro storico di Lecce, dove nell’attuale Palazzo Guarini si possono ammirare le decorazioni di una tomba appartenente alla necropoli (cimitero) di Lupiae.

Secondo la leggenda, Lecce fu fondata da Malennio, re dei Messapi e discendente di Minosse.

Malennio ebbe due figlie: Dauno e la bella Euippa che sposò il re di Creta e combattente della guerra di Troia Idomeneo.

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Come già detto, Manduria fu fondata dai Messapi e poi divenne una città molto importante per la sua posizione strategica.

Davanti alle solide mura di Manduria morì il re spartano Archidamo III comandante delle truppe greche provenienti da Taranto.

Taranto infatti era nemica dei Messapi, ed era l’unica colonia di Sparta, una delle poleis più potenti della Grecia.

Taranto fu fondata nell’ VIII secolo a.C. da un gruppo di greci chiamato Parteni cui era stata tolta la cittadinanza spartana poiché i loro padri non avevano voluto partecipare a nessuna guerra.

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Prima di partire questi uomini andarono all’oracolo di Delfi che annunciò tutto quello che poteva accadere in futuro a Taranto.

Quando sbarcarono, decisero di chiamare la città Taras.

Divenne da subito un’importante città: si praticava l’agricoltura, l’allevamento e l’artigianato di vasi e piccole statue ma l’attività principale era il commercio via mare.

Per questo, i tarantini fondarono uno scalo commerciale più a Sud: Calipolis, in italiano “città bella”, l’attuale Gallipoli.

A Otranto, invece, sbarcarono i Greci di Corfù e gli otrantini impararono da loro nuove tecniche di artigianato e di commercio.

Taranto aveva l’agorà, ovvero la piazza in cui gli uomini si dedicavano alla politica, la piazza del mercato che era il fulcro del commercio nella Taranto greca: in essa si vendeva, si pagava con le monete, si barattava e si compravano oggetti di ogni tipo fabbricati nella città dagli artigiani o provenienti dalla Grecia.

Infine vi era il porto, dove lavoravano molti marinai e navigatori e dove arrivavano gli oggetti che erano poi venduti al mercato.

A Taranto era presente un tempio in stile dorico, di cui oggi vediamo solo i resti, e nell’agorà c’erano due gigantesche statue costruite da Lisippo (costruttore anche del Colosso di Rodi) : lo Zeus combattente e l’Eracle meditante.

Riguardo l’organizzazione politica di Taras, lo storico greco Erodoto nei suoi scritti racconta di un re chiamato Aristofilide che governava la città.

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All’inizio Taranto aveva un sistema governativo oligarchico con un re e alcuni magistrati nobili. Successivamente si passò a un sistema governativo più democratico con un senato e un’ assemblea eletta dal popolo.

Il potere militare era affidato ad uno stratega (in greco strategos).

Lo stratega più famoso di Taranto fu Archita.

Intorno al 400 a.C. Taranto raggiunse il suo massimo splendore e divenne la città principale della Lega Italiota, la lega che comprendeva tutte le città della Magna Grecia.

In quegli anni l’esercito greco-tarantino intraprese una sanguinosa guerra contro i Messapi e i soldati assediarono la città di Carbina (Carovigno) praticando razzie, saccheggiando abitazioni e palazzi e uccidendo in modi crudeli e sanguinosi uomini, donne e bambini.

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Si racconta che Zeus osservando questa grande crudeltà lanciò ai soldati tarantini una pioggia di fulmini che li avrebbe fatti morire.

Successivamente iniziò una lenta decadenza di Taranto soprattutto a causa dell’entrata in scena di Roma e dei romani che con il loro esercito conquistarono il Salento.

Ma di questo parleremo nella prossima puntata sulla seconda parte dell’antichità.

Marco Pio Patera.