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Il comunicato stampa per l’interessato - a poche ore dalla definizione in primo grado del processo a carico di LANDOLFO Giuseppe -, gli articoli del medesimo tenore sui quotidiani locali – generatisi con rapidità e copiosità imbarazzanti -, ed, infine, i commenti inappropriati e malevoli, a me ESPLICITAMENTE indirizzati da sprovveduti e improvvisati rivendicatori di giustizia sui social network - che IGNORANO i contorni di quella vicenda giudiziaria – impongono il mio intervento.

Perché la coperta della verità, in questo caso, non deve lasciare scoperti i piedi.

Il procedimento penale, che ha visto la mia famiglia VITTIMA di un tentativo di estorsione, si origina nel 2015, a seguito della nostra CORAGGIOSA denuncia degli autori

di quel fatto, per la quale abbiamo ricevuto tante e significative attestazioni di stima.

LANDOLFO Giuseppe, a quel tempo mio caro amico, viene imputato di favoreggiamento, con mio enorme stupore e rammarico, NON PER ESSERE STATO DESTINATARIO DI UN ATTO DI DENUNCIA DA PARTE MIA O DELLA MIA FAMIGLIA, ma per gli elementi emersi a suo carico nel corso delle indagini preliminari, sfociate nella predetta imputazione.

Quale testimone nel processo penale a suo carico, alla domanda del suo difensore se ritenevo che fosse stato incaricato da qualcuno nella vicenda estorsiva, ho testualmente risposto: “Io questo non mi permetto di dirlo, non ci voglio neanche pensare a questa cosa.”

Ora, la conclusione positiva della sua vicenda giudiziaria, sotto questo aspetto, mi rasserena.

La formula assolutoria: “perchè il fatto non costituisce reato”, che non significa che l’intera vicenda per la quale altri due imputati, in primo e secondo grado, sono stati condannati, non si è verificata, imporrebbe più prudenza e più cautela, in attesa anche del deposito dei motivi a fondamento della sentenza.

Mi è incomprensibile, invece, l’esasperato bisogno di manipolare i fatti, gettando discredito ed accuse infondate, al mio indirizzo, con lo scopo di conferire enfasi alla conclusione positiva di una triste vicenda giudiziaria, solo al fine di maggior accreditamento pubblico del proprio status sociale e a scapito della verità e del rispetto dei fatti, il cui esito penale, come tutti sanno, è solo un aspetto ma non è quello completo e definitivo.

Ho agito, ripeto insieme ai miei familiari, secondo il mio senso civico, da buon cittadino che conosce e rispetta le regole. Alla fine di tutto, in coscienza, io rifarei tutto.

Con altrettanto senso civico sono costretto ad agire nei confronti di chi in questi giorni sta violando la mia dignità di persona e di cittadino.

Nei confronti di chi, per iscritto e a voce, in luoghi pubblici e privati, mi ha accusato di aver commesso il reato di calunnia, che non ho commesso, ho il dovere di agire per il rispetto della mia dignità e di quella della mia famiglia.

Cosimo Vetrano

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