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Ha settant’anni, ma se li porta bene!

Il 2 giugno del 1946 fu eletta l’Assemblea Costituente: uomini e, per la prima volta, anche 21 donne furono chiamati dal popolo per la stesura della Carta d’identità degli italiani.

All’interno dell’Assemblea, per redigere il testo costituzionale, venne istituita la Commissione dei 75 suddivisa in tre gruppi di lavoro:

- diritti e doveri dei cittadini;

 

- organizzazione costituzionale dello Stato;

- rapporti economici e sociali.

Il 4 marzo 1947 il testo della Costituzione inizia l’iter parlamentare, discussioni e modifiche lasciano intatta l’essenza del testo, basato sui principi di democrazia e uguaglianza; verrà approvato il 22 dicembre 1947 con 453 a favore e 62 contrari.

Quel testo, nel quale sono racchiusi i diritti inviolabili e i doveri inderogabili di ciascun individuo, figlio della Resistenza e della Liberazione, da 70 anni è la guida della Repubblica Italiana.

Tra i Padri costituenti, Piero Calamandrei nel 1955, illustrando la Costituzione davanti agli studenti universitari milanesi, ebbe a dire: «Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione

Ma ci riconosciamo ancora in quel testo? Quel paradiso dei diritti ha la forza d’influenzare il tragico vissuto quotidiano di milioni di persone?

La Costituzione sostiene Michele Ainis “è come l’orizzonte che ci sovrasta: nessuno può toccarlo con le dita, però nessuno può fare a meno di guardarlo. A meno che non si proceda con gli occhi bassi sul selciato, sugli egoismi individuali e collettivi, sulle piccole miserie esistenziali.”

Negli stati Uniti la Costituzione s’impara a memoria sin dalla prima elementare. Una persona non può ottenere la cittadinanza, se non sostiene un esame approfondito sulla conoscenza della Costituzione. Da noi, invece, la Costituzione è per molti un oggetto misterioso. “È esattamente questo il tradimento costituzionale di cui siamo responsabili… giacché la colpa principale consiste nell’oblio, nel velo d’ignoranza o di dimenticanza da cui in Italia è circondato il nostro testo fondativo.”

Allora rileggiamolo questo testo, che fonda sul lavoro l’esistenza dello Stato, nella sua forma repubblicana, per poi sostenere il lavoratore che “ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.”

Riflettiamo sull’importanza della formazione e vigiliamo sulla difesa dell’ambiente, minacciato dalla speculazione edilizia, poiché il testo afferma: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”

Ma è con l’articolo 11 che i padri costituenti dimostrano la capacità di essere al contempo moderni e visionari, in quanto s’impegnano e impegnano le generazioni future a ripudiare la guerra "come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione alle controversie internazionali".

Rileggiamo l’art. 32 che “tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.” E l’art. 34 scritto a garanzia della scuola pubblica: “La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.” Poi punta sul merito, quando afferma: I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.” Lo Stato se ne fa carico poiché: “La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.”

Il difficile cammino delle pari opportunità ha inizio nell’art. 5: “Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge.”

E dinanzi alle vessazioni del fisco e alle nostre piccole e grandi evasioni, non facciamoci aggirare dai magliari, ma ricordiamo che: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.” E non può essere diversamente!

Si scopre questo e altro ancora nel leggere e studiare la Costituzione, la risposta alle polemiche, di questi giorni, sui Savoia è inserita nella XIII disposizione finale e l’antifascismo trova il suo spazio nella XII disposizione che afferma: “E` vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.”  

Alcuni vorrebbero dimenticare, noi vogliamo, nel solco della Costituzione, ricordare!

Direttivo PD Veglie

 

 

P.S.: auguriamo a tutti i cittadini di Veglie di poter vivere dei giorni di festa all’insegna della gioia e della serenità; laddove invece la prova la farà da padrona possiate trovare coraggio e conforto in una comunità che accoglie e sostiene, al di là degli steccati e delle insensate divisioni.

BUONE FESTE!

 

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