Segregata in casa per anni a Veglie
il carceriere era il marito

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Segregata in casa per anni, soggiogata da una una pressione psicologica che l’aveva ridotta a bere come una spugna, nel letto da cui ormai non si alzava più, nonostante fosse pieno di escrementi. Il carceriere, manco a dirlo, era il marito.

Intorno, un paese che in parte sapeva, e ha taciuto. A squarciare il velo, su una storia di disagio sociale e follia che arriva da Veglie, sono stati i carabinieri della locale stazione, che hanno raccolto la denuncia della figlia della coppia, 36 anni, allontanatasi dall’abitazione di famiglia che era ancora minorenne, per sfuggire agli atteggiamenti del padre-padrone che,a suo dire, negli anni le avrebbe impedito di far visita alla madre.
Sul capo dell’uomo, contadino di 84 anni, pende l’accusa di omissione di soccorso e sequestro di persona, una dettagliata informativa è stata depositata in Procura in queste ore, la parola pasa all’autorità giudiziaria.
La vittima, 85 anni, è stata ricoverata in una struttura privata dove le saranno prestate le cure opportune. La storia, di cui in paese sapevano in molti, semplici cittadini e non, anche in virtù delle numerose segnalazioni inoltrate proprio dalla 36enne in più occasioni e rimaste lettera morta o quasi, è venuta a galla in modo definitivo il 19 dicembre scorso quando la donna, chiamata dal padre in emergenza, per dare una ripulita a quell’abitazione trasformata in discarica a cielo aperto, ha scoperto che l’anziana madre era allettata, circondata dalle sue stesse deiezioni e da rifiuti di ogni genere, dedita al consumo di alcol e in grave stato di salute. Da lì la corsa in caserma e la denuncia fiume che ha portato in breve sul posto i militari e la responsabile del dipartimento di prevenzione-servizio Igiene e Sanità Pubblica di Copertino, i vigili urbani del locale comando, i sanitari del centro di igiene mentale di Carmiano.
Terribile lo scenario presentatosi davanti ai loro occhi. Sporcizia, confusione, cattivi odori, mancanza di servizi igienici eccezion fatta per un vaso da notte mobile. La già difficile situazione clinica della 85enne era aggravata dal fatto che il materiale organico che impregnava le lenzuola, con cui si copriva, di notte, anche il marito, avesse infettato le piaghe da decubito.
Alla presenza delle forze dell’ordine, il padrone di casa ha dichiarato di essere lui stesso una vittima, insieme alla moglie, delle assenze e negligenze della figlia. Di certo, il sostrato sociale in cui la vicenda è maturata, è difficile e particolare, e saranno le autorità a chiarire cone sattezza tutti i contorni. In quella casa non entrava nessuno da anni, neanche il medico condotto cui era affidata quella famiglia. Lo stesso professionista, interpellato dagli investigatori, avrebbe infatti dichiarato di non aver mai messo piede nell’appartamento poiché l’anziano glielo impediva e di aver visto presso il suo studio, sempre e solo l’uomo.
L’abitazione intanto è stata chiusa per essere pulita e disinfestata, dai responsabili dell’ufficio tecnico comunale.Tante le responsabilità su cui sono al lavoro i carabinieri in attesa di mandato, da parte dell’autorità giudiziaria, per l’ascolto di diverse persone in merito a presunte negligenze professionali e casi di mancato soccorso.

Fabiana PACELLA

Tratto da “IL QUOTIDIANO DI PUGLIA” di Dicembre 2013

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