IL SILENZIO UCCIDE

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Il sindaco Aprile, sfinito, si è finalmente dimesso dando ragione alle solite Cassandre che, già dal primo giorno del suo insediamento, avevano predetta la sua anticipata fine. Grandi conoscitori, questi Cassandre, della politica del non fare.

Che Aprile, come voci di autorevoli guerrafondai dicono, non abbia fatto nulla è quanto mai di spudoratamente falso. Che Aprile abbia guidato l’amministrazione nel peggiore periodo di crisi non solo finanziaria ma anche politica, questa mi sembra una verità che non può essere smentita.
Non ha fallito il sindaco Aprile a Veglie, ha fallito la Politica perché non ha compreso come utilizzare in modo proficuo due figure, Carlà e Greco, competenti in atti amministrativi; ha fallito la politica in quanto, almeno nell’immaginario collettivo, nel consiglio comunale c’era quanto di meglio potesse esprimere oggi il nostro paese, ha fallito la politica perché ha profondamente deluso le aspettative della gente, quella più critica e più attiva della nostra cittadina e questo aspetto non può essere minimamente dimenticato da nessuna. La gente non ha più fiducia in certi modi di fare politica.
Oggi mi viene voglia di aspettare sulla famosa sponda del fiume per vedere passare il corpo del prossimo sindaco, chiunque esso sarà; ma non ha bisogno di questo Veglie.
Negli ultimi quattro anni di vita amministrativa, il silenzio quasi assoluto della politica ha finito di uccidere la democrazia nel nostro paese; democrazia che, con la scomparsa dei partici politici, è andata sempre di più in sofferenza. Il silenzio della politica ha portato ad un malcostume per cui piuttosto che dare il proprio contributo ad amministrare il paese in un costruttivo rapporto dialettico, si esprime in forme personalistiche e contrapponenti che impediscono a qualunque sindaco di amministrare con la dovuta autorevolezza.
Gli ultimi quattro sindaci, Greco, Carlà, Aprile, ma di fatto non è da escludere neanche Fai, non hanno portato a termine il loro mandato. Posso pensare che sia il sindaco di turno l’elemento incapace, quando quattro sindaci su quattro non riescono a portare a termine il loro mandato?
Mi vien di pensare che non ci si impegna tanto ad amministrare un paese, quanto a cercare di buttare giù il sindaco il prima possibile: è un perverso gioco di una democrazia malata.
La politica vegliese, in questo frangente, ha il dovere di riappropriarsi di sane regole democratiche.
Non è scritto da nessuna parte che se un sindaco non trova i numeri, per essere sostenuto, nella sua maggioranza di origine, il Consiglio Comunale, vero organo sovrano nella vita di un paese, non sia capace di trovare nuovi programmi che permettano al paese di essere governato fino alla scadenza naturale del mandato amministrativo. Cade una maggioranza cade il sindaco, mi sembra di dare una lettura di una legge elettorale recente con schemi logici passati.
Oggi più che mai c’è bisogno che i politici riscoprano il piacere che da la passione del fare politica per il proprio paese, che si riprenda il dialogo fra i diversi componenti il piccolo parlamento comunale, che si continui ad amministrare il paese affrontando quelli che sono i problemi reali di una comunità che è sul punto di perdere l’orientamento.
Cavalcare l’onda del dissenso, di questi tempi più che mai, può portare solo guai.

Nicola Gennachi

 

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