Dimissioni del segretario del PD vegliese prof. Giovanni Caputo

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L’assemblea degli iscritti del circolo PD di Veglie riunitasi il 27/10/2015 ha ratificato le dimissioni del segretario prof. Giovanni Caputo ed ha assegnato alla dott.ssa Cecilia Capoccia e ad Antonio Maniglio, espressione provinciale del Partito Democratico, il compito di guidare il circolo nel periodo che lo condurrà al congresso e con esso alla nomina del nuovo segretario PD a Veglie. Sarà l’occasione per fare tesoro di questi anni di lavoro del circolo e del suo segretario uscente continuando a favorire la presenza del Partito Democratico sul territorio e per fare di questo momento un’opportunità di rilancio e rinnovamento. L’esperienza e la passione delle donne e degli uomini del circolo PD di Veglie, che in questi anni hanno potuto collaborare da protagonisti alla lettura attenta delle dinamiche amministrative e politiche, locali e sovralocali, si sposeranno con la crescente necessità di novità che non è solo nei volti,

ma soprattutto nelle idee e nelle proposte per un futuro tutto da costruire. Sarà una sfida importante e necessaria per il circolo, per i suoi iscritti e per l’intera comunità vegliese. Vincere questa sfida sarà il ringraziamento più grande per il lavoro svolto da Giovanni Caputo in questi anni e lo sarà a maggior ragione in funzione della scelta umile e lungimirante di passare il testimone con il solo scopo di dare maggiore slancio al circolo che con costanza e abnegazione ha servito. (PD Veglie)

Lettera agli iscritti

Veglie 22,10,2015

Carissime e Carissimi,

dopo cinque anni da segretario del Circolo Pd del nostro paese, mi sembra giunto il momento di passare il testimone per creare le condizioni favorevoli, affinché l’avvicendamento alle responsabilità di gestione del partito avvenga nella maniera più corretta e trasparente possibile.

La procedura, che attraverso questo testo formalizza le dimissioni dall’incarico, è stata concordata con il segretario della Federazione e con le donne e gli uomini del partito che frequentano il circolo. Sulla motivazione di tale scelta non c’è alcun retro pensiero e tutto avviene senza dissensi e dissapori nei riguardi del nostro partito.

Rimango iscritto e rinnoverò la tessera negli anni a venire, pur con i dubbi e le incertezze che gli uomini liberi hanno quando operano. Sono convinto che una società senza i partiti sia peggiore, anche rispetto ad una in cui i partiti sono sempre meno rappresentativi dei bisogni dei cittadini.

La centralità dei partiti, come elemento unificante di idealità di appartenenza in competizione tra loro, come luogo di formazione della coscienza democratica, come strumento di selezione della classe dirigente e come telaio della rappresentanza eletta nelle istituzioni, è insostituibile. Così com’è insostituibile la funzione che i partiti svolgono nei territori, quando organizzano le donne e gli uomini alla competizione per l’amministrazione della comunità, strappando questa ai notabili di turno, che, forti della gestione della rendita sociale, veicolano il consenso. 

Questi cinque anni e quelli precedenti sono stati anni difficili per il paese: la crisi economica, i fallimenti aziendali, la riduzione del numero degli occupati, la disoccupazione giovanile, la fuga dei cervelli, l’emergenza migratoria, la riduzione del welfare, la corruzione hanno devastato un tessuto sociale già precario, allontanando dalla politica un numero sempre maggiore di cittadini e spingendone altri verso movimenti dalle forti connotazioni dell’antipolitica.

Veglie ha risentito di questo clima e la politica locale ha evidenziato nella sua rappresentanza tutti i suoi limiti.  Ben quattro legislature consecutive hanno concluso il loro mandato anticipatamente a seguito di implosioni in seno alla maggioranza. Il PD ha subito l’ultima crisi senza riuscire ad arginarla, incapace di ricomporre fratture personali nate dalla ricerca di una patologica visibilità.

Si comprendeva come le coalizioni, costruite intorno a personalità dal forte carisma e dall’ampio consenso, buone per vincere, si erano dimostrate inadatte dinanzi alla gestione della crisi, provocando lacerazioni, incomprensioni e fallimenti programmatici. Era necessario sperimentare altro e insieme lo abbiamo fatto.

Sul risultato della campagna elettorale si è molto discusso, all’interno del Partito e con i componenti della lista che il Partito ha sostenuto. I giudizi sono articolati e diversi per formazione e cultura politica. Personalmente ritengo che sia stata un’esperienza esaltante fatta da giovani e meno giovani, i quali hanno creduto e credono che si possa fare politica offrendo il proprio tempo al proprio Paese, senza nulla chiedere in cambio.

Ora, però, è tempo di ritornare ai problemi della “polis” e al coinvolgimento del “polites” con un segno di discontinuità che veda in campo, attraverso il percorso del commissariamento prima e del congresso dopo, le forze disposte a favorire la formazione di una nuova classe dirigente, in grado di costruire una diversa idea di paese.

Buon lavoro compagni e tanti auguri

Giovanni Caputo

 

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