LA SVOLTA?

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Mattia Feltri, giornalista, il 29 novembre 2015 ha pubblicato sulla Stampa un articolo dal titolo “Tramonto dei sindaci. Il mestiere che nessuno vuole più fare”. Dopo 25 anni dalla elezione diretta del sindaco da parte dei cittadini, scrive che “quella sensazione che un sindaco ci avrebbe salvato la vita è piuttosto annacquata”. Indica alcune cause per cui siamo arrivati a tanto e conclude: “E a fare il sindaco ci va qualche volontario o qualche pazzo”.

Molti mali della attuale vita amministrativa sono oggettivi. Le varie riforme (dalla applicazione del modello piemontese a tutti i comuni dopo l’Unità d’Italia, alla Legge 142/90, alla Riforma del

titolo V della Costituzione del 2001, alla nuova proposta renziana di modifica della seconda parte della Costituzione) hanno “aggiustato” qualche dettaglio o sono rimaste sulla carta. La struttura comunale attuale, così com’è, appare inutile e lontana dai cittadini, utile solo per dipendenti e amministratori, in alcuni casi dannosa per il territorio e la sua crescita. Appare del tutto immodificabile senza cambiamenti radicali che spingano, anche dal basso, verso una autonomia non solo finanziaria ma anche verso nuove forme di partecipazione e di democrazia e verso nuove forme di gestione amministrativa. Ma questo approccio alla vita dell’ente locale non interessa a nessuno. E non solo a Veglie.

A Veglie, invece, in questi primi sei mesi, due sono i ritornelli dei nuovi amministratori: “I guai ricevuti dal passato” e “E’ tempo di dare una svolta a questo paese”.

 I guai ricevuti dal passato

Il sindaco più volte ha fatto riferimento, anche in Consiglio, al pesante fardello ricevuto dalle passate amministrazioni. Per la verità un po’ ingenuamente. E’ stato assessore ai lavori pubblici, è stato consigliere di maggioranza e di minoranza per 15 anni, quasi ininterrottamente. Ha scelto di avere in giunta tre assessori (su cinque) di “vecchio conio” amministrativo.

Più comprensibile appare il riferimento al passato da parte dei 6-7 volti nuovi della maggioranza. Ma non appare giustificabile il tono con cui ne parlano: “è tutto un disastro”, “c’è la necessità di inviare le carte alla Procura”. Anche qui quanta ingenuità! C’è una relazione di fine mandato, voluta dal legislatore anche per fissare in capo a ciascuna amministrazione le sue responsabilità, firmata dal Commissario. In questa sono indicati “problemi”. Non sono indicati “disastri” o, peggio, “reati”. Se hanno scoperto qualcosa di grave in quella relazione, siccome non sono loro i giudici, agiscano anziché parlare.

Certo è legittimo il giudizio politico su una amministrazione (se ha raggiunto gli obiettivi per cui è stata eletta o no…). Questo però non va confuso con eventuali reati (violazioni gravi di leggi, falso, furto…ecc) o con eventuali errori compiuti per imperizia e/o mancanza di professionalità. E chi può dirsi immune da errori?

Di errori, anche in questi sei mesi, solo a leggere le carte dall’albo pretorio, è possibile segnalare, a mo’ di esempio, la Delibera di Giunta Comunale n. 53/2015, riguardante lo smembramento della biblioteca comunale e l’affidamento (non si capisce bene se per 5-in narrativa- o per 8 anni-nel dispositivo-) di una parte di essa, bene pubblico, ad una società a responsabilità limitata (e quindi privata) senza alcuna forma di evidenza pubblica e di trasparenza. E quest’ultimo appare più che un errore.

C’è dell’altro. Ma c’è tempo per farlo emergere. Si potrebbe ben dire che chi di passato ferisce di suo passato perisce.

E’ tempo di dare una svolta a questo paese

Chi legge le Linee programmatiche della nuova amministrazione approvate con Delibera di Giunta n. 57 del 18 novembre 2015 incontra per prima la seguente frase: “E’ tempo di dare una svolta a questo paese”. Si apre un sipario vuoto con uno squillo di tromba. Ma che significa? Con la “svolta” si va a destra o a sinistra: non si va avanti. Si dirà che significa “svolta rispetto al passato”. Ma in questi sei mesi la svolta non si è ancora vista.

Richieste scritte di cittadini mai evase, come accadeva in passato; progettazioni tecniche accettate in regalo, sbagliando, dal Comune, come è accaduto in passato; incarichi formalmente corretti ma pilotati, come accadeva in passato; tentativi di cambiare uno o più responsabili di settore ma poi abortiti con due decreti di proroga (n. 8 e 10/2015) degli stessi; giusto tentativo di riunificare i due settori tecnici ma con soluzioni mortificanti per i due professionisti attuali e per affidarsi ad un professionista esterno di cui già circolano il nome e le sponsorizzazioni, come in passato.

Eppure qualche soluzione nuova, senza mortificazione per nessuno, ci sarebbe. Basta saper ascoltare, confrontare proposte disinteressate e avere uno sguardo al futuro di un nuovo ente locale.

 Sentinelle non solo elettori/elettrici

La mia lettura di questi mesi può apparire ingenerosa. Certamente c’è il lavoro di chi non parla, non sparla, ma con umiltà e silenzio tira la carretta. Il mio obiettivo non è attaccare chi detiene un potere piccolo piccolo e pensa di essere diventato chissà chi. La finalità di questa mia è spingere i cittadini di Veglie a non essere solo elettori ma ad essere soprattutto sentinelle.

Mi hanno raccontato (non ho prove dirette) che nel 1993, dopo due mesi che ero sindaco, alcune figure influenti della vita politica locale, si riunirono in una abitazione privata per predisporre gli atti necessari per mandarmi a casa. Avevamo vinto le votazioni con 50 voti di scarto, ero totalmente inesperto di vita amministrativa (anche se non di politica di allora) e avevo, in un comizio, sbagliando perché dovevo assumermi tutte le responsabilità per continuità amministrativa, scaricato sul mio predecessore un atto del passato antipatico. La “congiura” abortì per due motivi: tantissimi cittadini, molti dei quali non mi avevano votato, divennero sentinelle della nuova vita amministrativa e la squadra dei 13 di maggioranza si mostrò compatta, unita e tutti lavoravano sodo. Dopo quattro anni, nelle votazioni del 1997, i risultati furono inequivocabili. Dal 1997, invece, iniziò un’altra storia, diversa, molto diversa…da raccontare in un’altra occasione.

Le sentinelle sono quelle che consultano le carte su cui i nostri amministratori fondano le loro decisioni, che consultano spesso l’Albo Pretorio, anche quando non vi sono interessi personali o di famiglia. Che scrivono quando qualche atto non è chiaro. Che usano tutti i mezzi previsti dallo Statuto e dal Regolamento per il funzionamento del Consiglio comunale (petizione popolare, raccolta di firme, accesso agli atti…ecc.) per suggerire, fare proposte, incoraggiare o anche criticare. Che quando ritengono che alcuni atti non sono conformi alle norme, dopo aver esperito tutte le vie ordinarie senza ottenere risposte adeguate, si rivolgono a chi di dovere per accertamenti e valutazioni oggettive…, come dovere civico impone.

Senza sentinelle non c’è svolta che tenga. Si può recriminare sul passato ma non si va avanti.

Le Feste Natalizie sono vicine. Un nuovo anno sta per iniziare. A proposito di sentinelle mi viene in mente un richiamo ad Isaia e alla sentinella della Storia che con pessimismo annuncia l’eterno ritorno della notte: “Viene il mattino, poi anche la notte” (Isaia, 21,12). Il mio augurio a tutti i Vegliesi è che ci sia un giorno, spero non lontano, in cui, per l’impegno di tutti, questa comunità locale rovesci l’annuncio e gridi forte che “dopo la notte viene il mattino”.

Auguri.

Veglie 15 dicembre 2015

Antonio Greco

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