Il 25 Aprile

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(inviato per la pubblicazione)

La Liberazione, dopo settant’anni, è realmente diventata patrimonio unitario e condiviso di tutto il popolo italiano?
Siamo realmente tutti d’accordo nel ritenere che il 25 Aprile, è la data che apre la via democratica all’Italia?
Riconosciamo nei Partigiani e nei Deportati, quanti hanno dato la vita a difesa della libertà del loro Paese?
La conquista della nostra identità di Popolo, di Nazione civile e moderna, la collochiamo in quella storica giornata? (inviato per la pubblicazione)

Io credo di sì. Credo che le polemiche nel tempo abbiano perso la loro pretestuosità.
Scandagliate le contraddizioni di una guerra fratricida complessa, attraversata da sentimenti contrastanti, scemate le rappresentazioni in negativo, sono convinto che a quella lotta si riconosca la funzione di riscatto nazionale di un intero popolo.
Questa convinzione nasce dal fatto che dalla ricerca storica, non ultima la pubblicazione dei nomi dei vegliesi morti nella guerra partigiana, sia emersa la realtà delle diverse componenti che hanno partecipato alla Resistenza: quella militare, quella popolare e, non per ultima, quella partigiana. E’ proprio questa dimensione plurale e collettiva, insieme all’accresciuta distanza che ci separa dall’evento, che restituisce quella grande pagina della nostra storia all’orgoglio di un popolo.
Negli anni a venire, sarà importante non distrarsi nel commemorare una ricorrenza ricca di significati e nel rendere omaggio a quanti combatterono e caddero per la libertà e l’indipendenza del nostro Paese. Perché, in quella libertà e indipendenza, conquistata anche sul piano istituzionale e culturale, affondano le radici della
nostra Costituzione repubblicana.
L’Italia, affidava la riscrittura della sua «Legge fondamentale» ad un’Assemblea eletta dal popolo in piena libertà, che sceglieva di fondarla sul lavoro a difesa della dignità e dell’uguaglianza, che donne e uomini di questo paese, avrebbero avuto garantite.

Salvatore Fai

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